Lo scudo fiscale diventa legge

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In questi mesi il governo ha messo in atto un piano per far rientrare i capitali italiani depositati nei paradisi fiscali esteri, denominato “Scudo fiscale”.
È stato calcolato che il loro importo complessivo ammonterebbe a 300 miliardi di euro, somma che, se recuperata, permetterebbe di dare un po’ di ossigeno ad un’economia tenuta in stallo ormai da lunghi mesi di recessione.

Il decreto approvato da entrambe le camere, dopo un iter difficoltoso e caratterizzato da una vivace campagna di polemiche da parte dell’opposizione, prevede agevolazioni fiscali sotto forma di condoni per tutti quegli imprenditori che faranno rientrare i propri capitali dall’estero ad eccezione però di quelli provenienti da attività illecite o criminali.
Da una prima stima ufficiosa effettuata dai tecnici dell’Agenzia delle Entrate è emerso che potrebbero rientrare in Italia almeno 50 miliardi di euro, che permetterebbero al Fisco di incassare 2,5 miliardi di euro sotto forma di “aliquota sostitutiva”.
La scadenza entro la quale si potrà avviare la pratica per il rimpatrio dei propri capitali è stata fissata al 15 dicembre 2009.

Molte, però, sono le critiche sollevate dai rappresentanti dei partiti dell’opposizione che si potrebbero riassumere in un’unica obbiezione per la quale lo scudo fiscale non sarebbe altro che una sanatoria per rimpatriare senza alcuna penalità i capitali occultati all’estero in maniera illegale.
Ma da oggi il decreto è diventato legge con una votazione finale di 270 voti favorevoli contro 250 contrari; soltanto 2 deputati si sono astenuti.
Inoltre è stato osservato che, al momento della votazione, in aula non erano presenti 22 deputati del PD e 6 dell’UDC, mentre nelle fila della maggioranza mancavano all’appello 31 deputati del PDL, 4 leghisti e 5 del gruppo misto.

Il decreto passa ora al vaglio del Capo dello Stato, che dovrebbe promulgarlo senza ulteriori intoppi o ritardi.

Gargano Davide

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figlie innocenti, madri assassine

“Lo scorso anno, 59.433 vite non videro la luce del sole, e non la vedranno mai; figli e non figli di minorenni che hanno avuto alle spalle un aborto. Negli ultimi dieci anni, non si è subito un semplice aumento degli aborti, ma una vera e propria epidemia di feti. Accadono tra ragazze under 18, ragazze della nostra età, troppo giovani per diventare madri o troppo immature per avere figli. La legge 194/78 sull’aborto contiene le norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconoscendo il valore sociale della maternità e tutelando la vita umana sin dal suo inizio.»
«La donna che in Italia intenda ricorrere alle tecniche abortive può entro i primi 90 giorni».
Suddetta legge ha diminuito notevolmente gli aborti clandestini, un bel passo in avanti.
Per la legge nel 1978, le ragazze minorenni potevano abortire solo con il consenso dei genitori, mentre adesso già a sedici anni possono agire di loro spontanea volontà. A questo proposito, emergono i pro e i contro: tra quest’ultimi la Chiesa che assume una posizione, azzarderemmo dire “medievale”, dichiarando che “non è possibile consumare l’atto sessuale senza la volontà di fare figli. Un altro fattore che influisce su una decisione così importante quale è l’aborto, è l’opinione della società moderna: se partorisci un figlio in età adolescenziale, sei considerata una ragazza diversa, e quindi diminuisce la fiducia degli altri verso di te. Tuttavia, ci sono diversi modi di pensare un aborto, chi lo trova un fatto inaccettabile, chi invece non lo condanna ma lo pensa come una libera scelta.
Intervistando persone comuni, alcune hanno detto “Io sono per la vita”, una frase importante, che ci porta a ragionare sulla questione dell’essere un feto. Il feto può essere considerato come una vita umana, che ha diritto di vivere, quindi che porta l’aborto a un vero e proprio omicidio. Ovviamente, anche qui, ci sono opinioni diverse, che possono variare per la classe sociale o per il luogo in cui si vive.

Samini Imane

Formenti Valentina

Alice Marzella

Campana Camilla

A new cinderella story

E chi l’ha detto che le favole non sono vere?

Per lo meno, sembrerebbe che la favola di Cenerentola si possa trasferire al ventunesimo secolo, per precisare ancora meglio, direttamente ai giorni nostri. Lei Elisabetta Canalis, una show girl, ex velina ed ex di Christian Vieri. Lui: affascinante, famoso, ricco, forse un po’ vecchio ma sicuramente ancora il bell’imbusto dello star sistem americano, e ora che vi dico il nome tenetevi forti, George Clooney. Per quanto nessuno ci credesse, e nelle foto di Roma lei sembrava solamente l’ennesima fiamma che Clooney avrebbe mollato lì, poco dopo ci hanno raggiunto le foto dirette dal Lago di Como. Tutti increduli, addirittura Pitt, il quale smentiva affermando che l’amico fosse addirittura gay. Scherzo un po’ mal riuscito, ma il malcontento era generale. E mentre tutte le male lingue aspettavano di vedere Elisabetta in lacrime per essere stata piantata lì a Como, la risposta è stata una sfilata di un magnifico abito verde Cavalli sul red carpet veneziano alla mostra del cinema. E purtroppo la cara Cenerella italiana, non ha voluto finirla con il gran ballo, perchè dopo esser tornata a casa a mezza notte, il suo principe l’ha ritrovata e le ha inviato dei biglietti per un volo verso la bellissima Los Angeles, dove ha dato l’opportunità alla ragazza di farsi conoscere e di farle conoscere un po’ di VIP. Ed ora aspettiamo un solo ultimo fatidico atto: George, l’hai già portata nel tuo favoloso castello, a quando le nozze? Oppure avranno ragione tutte le persone che la paragonano alle ex fiamme di lui, durate a mala pena due mesi?

Noi aspettiamo, ma sembrerebbe che questa volta la velina l’abbia fatta in barba a tutti…

Have an happy ever after…

Spelta Anna

La stringata che fa tendenza

Il bon ton è sempre piaciuto, ma infondo siamo nel ventunesimo secolo, era trasgressiva, e se sulle passerelle ritornano gli anni ottanta, qualsiasi altra cosa gli si deve adattare! Ciò non significhi però che la classe e l’eleganza se ne vadano via. Anzi! Il nuovo trend prevede due fantastiche versioni, una più street stile, l’altra decisamente più bon ton. Di cosa parliamo? Della stringata più famosa e desiderata del momento: la Francesina. Il trend la vuole in due fantastiche opzioni: alta ed affusolata oppure bassa che riprende molto la forma della scarpa maschile, le differenze?

La prima è perfetta di sera, con skinny e dettagli a volontà o con un fantastico completo per il lavoro; Gucci la fa con tante frange, Tod’s più classica, e Kenzo bi-color, insomma gli stilisti cercano anche di accontentare tutti i gusti. La seconda è decisamente street stile. Non è a dirla tutta una novità, bensì un’imitazione dello stile street londinese lanciato da Kate Moss. Bassa, nera in pelle, sembra rubata dalla scarpiera del fidanzato, tanto che vien spesso abbinata con camice bianche di qualche taglia in più, dà un gusto rock ed è protagonista indiscussa dell’abbinamento: blazer, camicia bianca, skinny doppia pelle, donando al tutto un vero e proprio gusto rock che le teen agers, e tutte le modelle, sembrano apprezzare. D’altronde si sa, Kate Moss fa tendenza.

Comunque sia, genitori preparatevi, le scarpe da ginnastica le vostre bambine le restituiranno agli anni novanta, perché l’unica scarpa stringata che vorranno sarà una francesina..

Spelta Anna

Afghanistan, oggi

Talebani: il potere Talebano fu instaurato nel 1996 quando si impadronirono della capitale Kabul e risalirono nelle regioni del Pashtun. Nel giro di pochi mesi iniziò l’oppressione, si partì dal fatto che per strada c’era un Mullah che interrogava ad arrivare all’imposizione forzata delle cinque preghiere e della moschea. I talebani instaurarono un regime di apartheid, tutto il popolo afghano era discriminato a favore della cultura Pashtu, la lingua ufficiale fu il Pashto anche se parlato solo da un terzo della popolazione. Il potere Pashtun tutt’ora è ancora forte; la democrazia potrebbe ritornare con il modo più semplice: le Elezioni. Ma l’infestazione Talebana è pericolosa e la popolazione è impaurita tanto che i sondaggi ritengono che i la maggior parte dei votanti si astengano al voto, ancor di più che nelle elezioni del 2004. Intanto in ogni provincia del paese, a dispetto delle offensive di americane e inglesi, i talebani si sforzano di tenere in vita i loro governi ombra. Sono strutture parallele che provano a controllare il territorio con un unico principio giuda: agire come se il change del 2001 non fosse mai avvenuto.

Italiani: dopo l’attentato del 17 settembre altri due feriti salvi grazie a una soffiata dalla gente del posto. Kamikaze e autobombe ne sono i protagonisti (ricordiamo il famoso attentato di Nassirya del 12 novembre 2003). Il parlamento ha deciso di non rimuovere le truppe dal territorio ostile in quanto contrariamente a questo lo stato italiano sarebbe soggetto a possibili attacchi terroristici. E’ questa la maggior preoccupazione che accomuna oggi gli esponenti dello stato italiano. “Io li riporterei a casa tutti”. Sono queste le parole di Umberto Bossi, leader della Lega. Proseguendo nel suo discorso spiega che”la missione costa un sacco di soldi e visti i risultati e i costi bisognerebbe pensarci su”. Della stessa idea è il ministro per le riforme: “Secondo me è necessario spendere il meno possibile anche se è chiaro che in Afghanistan c’è un problema internazionale che non è così semplice da risolvere”.

I problemi sono molti, tra i quali agguati, omicidi, missioni segrete e aiuti umanitari (cibo, acqua, medicine…). Gli italiani per esempio sono stati  soggetti  ad un doppio agguato e, anche se gli esiti non erano gravi, tre militari sono rimasti feriti. In questo ultimo periodo di elezioni poi, gli attacchi possono rappresentare un segno di debolezza perché gli insorti si vedono negare aree che prima dominavano. L’attacco a Khost ha visto per esempio sette kamikaze in azione che hanno attaccato polizia e uffici governativi in città, nel sud-est dell’Afghanistan. Possiamo definirla ancora una missione di pace, dopo tutti questi morti, ormai 24 dal 2004? Sarebbe ragionevole abbandonare la popolazione indigena all’occupazione Talebana? Se noi lasciassimo l’Afghanistan in mano ai talebani sarebbe molto probabile che il numero degli attentati raddoppierebbe e di conseguenza il numero dei morti in occidente aumenterebbe.

Sanvito Federico
Croci Matteo
Caglio Fabrizio
Bresciani Marco